27/05/2018

Agile O’ Day 2018 – Talks

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Compila, testa, distribuisci e analizza le tue app con un’unica soluzione

Svolgere un buon lavoro di sviluppo delle tue app (iOS, Android, Windows e macOS) non basta. Con un’unica soluzione “Visual Studio App Center” potrai automatizzare il ciclo di vita delle app, connettere e compilare il tuo repository in pochi minuti sul cloud, eseguire test su migliaia di dispositivi reali, distribuire le app (beta tester e Store) e monitorare l’utilizzo effettivo con i dati su arresti anomali e di analisi, migliorerà la loro qualità e determinerà il loro successo.


Gaetano Paternò (DotNet Sicilia)

Appassionato d’informatica sin da giovane, dopo gli studi fatti come Ragioniere Programmatore sono stato conquistato dal mondo del lavoro e grazie agli studi fatti in autonomia ho migliorato notevolmente le mie competenze sullo sviluppo di applicazioni desktop, per poi avvicinarsi allo sviluppo mobile. Entrando a far parte delle community OrangeDotNet e DomusDotNet mi sono avvicinato ulteriormente al mondo Microsoft, per poi nel 2016 essere co-fondatore della community DotNetSicilia.


Getting out of the monolith hell

Microservices is the new buzzword in the industry but its meaning seems to be unclear and elusive. Let’s take a step back and look at the original idea behind them. Why are microservices different from SOA ? What are the challenges in splitting a monolithic application into a microservices based architecture ? In this talk we will go trhough a real architecture migration story and you will learn the key steps for breaking up your monolith:
– identifying business capabilities
– communication patterns
– catalog data
– service autonomy
– service discovery
– failure mitigation

We will also talk about the impact and the benefits that this kind of architecture has on your company as a whole and how would that change the way you think and evolve your product.


Domenico Musto  (Spektrix)

Passionate hands on software architect with over 15 years of experience.I am a strong advocate of distributed systems, ReST, event driven architecture, messaging, automation testing and continuous delivery with an obsession for clean codeMy main areas of expertise are C#, .NET, OO, TDD, BDD, ATDD, DDD, CQRS, Agile Engineering Practices. I am a frequent speaker at international conferences.


Liberiamoci dei nostri limiti

Si dice spesso che due teste siano meglio di una. Cosa succederebbe se invece che due teste ne avessimo quattro? E se ne avessimo dieci? Potrei andare avanti così, ma il punto è: come si relazionano queste teste?
E se capissimo che non siamo dei silo, ma che facciamo parte di un’ecosistema, cosa succederebbe?
In che modo possiamo essere più eco-isti ed essere meno ego-isti?
Questi alcuni punti di cui vorrei parlare nel talk, con la consapevolezza che sono dinamiche molto complesse e non pretendo di dare una risposta a tutte queste domande, ma vorrei dare il mio spunto di riflessione e la mia esperienza.


Mattia Rapisarda (Cocoon Project srl)

La comunicazione è una delle cose più importanti per me. Supporto le organizzazioni, aiutandole a capire meglio dove sono e chi vogliono raggiungere, in modo da ridurre gli sprechi e massimizzare il valore generato per e dalle persone.
Sto avviando una startup, verdepinguino.com, che si occupa di Brand Identity e collaboro con diverse startup locali per aiutarle nel loro percorso di crescita.
Ho iniziato a far parte di Cocoon Project quando ho cominciato ad occuparmi della cultura e delle metodologie agili.


Blockchain ed identità digitale

Se l’applicazione più famosa della blockchain è il Bitcoin, l’utilizzo di blockchain di tipo permissioned ne estende significativamente l’ambito di utilizzo e le possibilità. Perché questo accada, occorre avere un modello di gestione della identità digitale che sia compatibile con gli scenari operativi e anche con la normativa europea (in primo luogo la GDPR).
Parleremo quindi di quali sono i modelli di identità digitale presenti in alcune blockchain di successo e come tecniche crittografiche evolute consentano di aumentare significativamente l’adottabilità e l’interesse dei sistemi blockchain.


Paolo Campegiani (Bit4Id)

Paolo Campegiani ha un dottorato di ricerca in Ingegneria Informatica conseguito nell’Università di Roma Tor Vergata, con una tesi sull’allocazione di risorse per architetture cloud, citing research in un brevetto IBM sul tema. E’ stato professore a contratto presso l’Università di Roma Tor Vergata, facoltà di Ingegneria. In Bit4id opera come innovation strategist e responsabile delle attività di innovazione, segnatamente per il progetto europeo Konfido (www.konfido-project.eu) e per EUCLID, un progetto italiano strategico per il potenziamento della blockchain con sistemi di identità digitale per la produzione di servizi a valore aggiunto.
Fa parte del comitato italiano di standardizzazione su blockchain e distributed ledger e del working group ISO su sicurezza, identità e privacy per blockchain e DLT. E’ membro del Porvoo group, una rete di cooperazione internazionale che promuove una identità digitale europea sicura ed interoperabile. E’ nel comitato tecnico della International Conference on Autonomic and Autonomous Systems, della International Conference on Cloud Computing, GRIDs and Virtualization e nel board editoriale dell’International Journal on Advances in Intelligent Systems.


Felicità e produttività. Come un’azienda felice arriva ad aumentare la propria produttività?

Non è la felicità a derivare dal successo ma esattamente l’opposto. Le persone felici sono più produttive dei lori colleghi e le aziende dove si vive la “felicità” giornalmente sono quelle che ottengono più successo. Per esempio l’indicatore di felicità alla fine di ogni iterazione SCRUM ha un ruolo predittivo rispetto alla produttività di un team nell’iterazione successiva. Un team che in un determinato momento è felice produrrà di più nell’immediato futuro. I manager di oggi devono imparare a tenere sotto controllo questo fattore e puntare il più possibile a creare un ambiente di lavoro in cui le persone possano prosperare.


Nunzio Gianfelice (auLAB s.r.l)

29 anni, developer di professione, socializzatore per passione. Ho incominciato ad appassionarmi fin da piccolo alla programmazione quando ho ricevuto il mio primo PC. L’idea di poter ‘creare’ qualcosa di mio era una sensazione assurda.
Dopo una Laurea magistrale in Informatica presso l’Università di Bari ho incominciato a lavorare nel mondo dello sviluppo web prima come freelancer poi all’interno di un progetto di ricerca del MIUR. Negli ultimi quattro anni mi sono occupato principalmente di formazione e gestione di progetti all’interno di una startup pugliese (auLAB) che ho contribuito a fondare.
Mi definisco un esploratore. Una persona a cui piacciono sempre situazioni nuove, quelle ancora non totalmente definite che possono essere l’inizio di un vicolo cieco oppure di una foresta tutta da esplorare. Siamo in un momento storico di forte accelerazione dove le tecnologie stanno influenzando vita, lavoro e sentimenti in maniera esponenziale. Per questo credo fortemente nelle metodologie AGILE e nelle tecniche di team building che migliorano la felicità aziendale e la produttività della stessa.
(http://www.nunziogianfelice.it)


Eliminare le Spaghetti API: come progettare le architetture software in modo che il debito tecnico non rallenti il time to market e non influisca sul valore di business

Il software che oggi produce valore è stato scritto parecchi anni fa. Il costo di manutenzione ed evoluzione sta diventando sempre più alto.
Parallelamente stiamo vivendo una forte accelerazione sul digitale: omnicanalità, self-service e ubiquità sono fattori che stanno influenzando i comportamenti delle persone. Alle aziende si chiede sempre più innovazione e semplicità dei servizi offerti.

In questa presentazione guarderemo avanti nel futuro, sui software che produrranno valore nei prossimi 10 anni e che stiamo costruendo ora.

Proveremo a dare una possibile risposta a questa domanda:
“come possiamo evitare di accumulare un debito tecnico difficilmente ripagabile e nel contempo seguire l’accelerazione che il mercato ci sta chiedendo senza impattare sul business esistente?”


Giulio Roggero (Mia – Agile Reloaded – Intre)

Giulio Roggero, imprenditore. Si occupa di aiutare i clienti a tradurre le loro strategie di business in piattaforme digitali. Ha fondato Mia srl e Agile Reloaded Srl. Oggi ricopre il ruolo di CTO di Mia-Platform.eu, è Amministratore Delegato di Agile Reloaded e Strategic Partner di Intré.


OKR will disappoint you…if you do the following 6 mistakes (Gli errori da evitare quando si lavora per obiettivi)

Gli OKR, acronimo di objective and key result, sono un framework di lavoro usato da realtà come Google,Twitter e Zalando per organizzare il lavoro attorno ad obiettivi ed allineare le priorità tra diversi team e dipartimenti.
Con questo intervento condividerò la mia esperienza con gli OKR e parleró degli errori più comuni commessi quando si decide di lavorare con questo framework.


Massimiliano Fattorusso (Zalando)

Vivo in Germania da sei anni e da quasi tre lavoro per Zalando dove mi occupo di supportare team di sviluppo software nel loro percorso di adozione di metodologie di lavoro agili. Da ex-studente federiciano trovo interessante condividere la mia esperienza con universitari e professionisti del mondo agile in un contesto dinamico come quello della Federico II.


Principi e Pratiche Efficaci di Continuous Delivery

9.30 del mattino. Dopo un breve stand-up meeting il tuo team rilascia l’ultima versione della Webapp; poi prendi un task in cima al backlog: fai un po’ di design, poi implementi, testi e lo rilasci nell’ambiente di Staging; Dopo una validazione positiva aggiungi la funzionalità appena sviluppata alla prossima versione della Webapp che verrà rilasciata domani mattina. Sono le 18.30 ed è ora di tornare a casa. Anche domani sarà una giornata produttiva!
Questa è solo un’altra storia a lieto fine di Continuous Delivery? Dovete lavorare per Netflix o Zalando per avere una frequenza di sviluppo che vi consente di rilasciare in produzione ogni giorno?


Riccardo Porrini (Mia – Platform)

Riccardo lavora attualmente come Tech Leader in Mia-platform. È uno sviluppatore appassionato, con un Dottorato di Ricerca in Data Management ed esperienza nell’eCommerce ed nella Pubblicità. Il suo lato più visionario è affascinato dai dati: come estrarre conoscenza dai dati per migliorare la user experience di applicazioni Front-end. Il suo lato più pragmatico invece è appassionato di processo e pratiche per creare applicazioni robuste, scalabili e manutenibili.


Agile Project Inception: come avviare un progetto Agile

E’ meglio “risolvere approssimativamente il problema giusto” oppure “risolvere esattamente il problema sbagliato”? Agile ci aiuta a realizzare software funzionante in modalità iterativa ed incrementale: ma se stessimo risolvendo il problema sbagliato? Per evitare di puntare al bersaglio sbagliato e partire con il piede giusto è possibile usare la tecnica dell’ “Agile Project Inception”, ideata originariamente da Jonathan Rasmusson, ovvero “le 10 domande che sarebbe folle non porsi prima dell’inizio di qualsiasi progetto”!


Marco Negri (Anas)

Son IT Manager e Agile Transformation Lead in Anas. Sì, sono un “Agile enthusiast” e credo che la frase giusta di ogni transizione agile sia: “Jus Do It”!


Agile as tool box: Adozione di metodologie Agile in contesti ibridi

Negli ultimi tre anni in King mi sono occupato di portare la metodologia Agile in un contesto non prettamente di sviluppo informatico. Essere Agile non significa essere “fondamentalisti” ma sposarne i principi fondamentali ed adottarli nel lavoro di ogni giorno.


Luigi Tascino (King.com)

Agile Project Manager (ScrumMaster® and Scrum Product Owner®), Improvissatore Teatrale, comunicatore con un forte background in IT Project Management e Digital Television


Dica 33

Anche i progetti agili falliscono. Possiamo capire e diagnosticare per tempo i sintomi che, se presi in ritardo, portano al disastro?
Quali sono i sintomi da cercare?
Quali le cure?
Portiamo Scrum dal dottore per provare a capirne un po’ di più.


Dimitri Favre (Inspearit)

Sono un coach agile entusiasta e appassionato con oltre vent’anni di esperienza nell’industria IT, dove ho ricoperto vari incarichi nello sviluppo di sistemi complessi, da sviluppatore a Chief Technology Officer.
Nel 2007 incontro il movimento agile e incomincio a capire, finalmente, che esistono modi migliori di fare (progetti) software.


Il tuo team agile scrive codice “flaccido”?: Quando Scrum non è sufficiente

Ok il tuo team Scrum è agile: le persone collaborano efficacemente tra loro e con il resto dell’azienda, fanno delle retrospettive efficaci, si adattano ai cambiamenti intorno a loro; ma questo è sufficiente per avere un SW di qualità nel momento in cui lo richiede il mercato? A volte no, perché, a volte, i team “agili” scrivono codice tutt’altro che agile: lo potremmo definire quasi codice “flaccido” riprendendo un termine usato da Martin Fowler.
Senza entrare nel tecnico, ma basandosi su alcuni esempi reali, individueremo gli indicatori che rilevano che il vostro codice si sta “inflaccidendo” e come attività che spesso vengono individuate come perdite di tempo siano in realtà un investimento che dà notevoli frutti sul medio-lungo periodo.


Stefano Muro (Inspearit)

Avendo lavorato per quasi 20 anni nella realizzazione di sistemi SW complessi, ho sempre apprezzato (sin da subito per mia fortuna) le potenzialità dell’approccio “agile” allo sviluppo e in generale alla vita lavorativa. Questo mi ha portato di recente ad intraprendere la carriera di agile coach, ruolo che trovo assolutamente appagante perchè tramite di esso riesco a mettere a disposizione il mindset e l’esperienza che ho costruito negli anni negli anni, acquisendo nel contempo nuove esperienze professionali ma soprattutto “umane” perchè non a caso il primo valore parla di “humans and interactions over processes and tools”.


Si cambia! O no?

Sono oltre 15 anni che mi occupo di transizione Lean Agile. Ma alla fine si cambia o no?
Vorrei condividere con voi esperienze, ‘scoperte’, innovazioni di oltre un quindicennio. Penso che possa essere interessante sentire qualche racconto dal ‘camp fire’.

Alcuni di questi saranno drammatici, altri comici o sarcastici. In ogni caso sono racconti reali (filtrati dalla mia esperienza e dal narratore che è in oignuno di noi).


Fabio Armani (Openware)

Appassionato Lean Agile coach e Change Agent.
www.linkedin.com/in/armani


Coaching antifragile teams

Il concetto di antifragile (ovvero il prosperare nel disordine) è fondamentale se si vuole contribuire a creare un team che sia resiliente. Ovvero che sia capace di sopravvivere ad incertezza, volatilità, stress e variabilità cambiando in maniera adattiva piuttosto che rimanere sempre lo stesso. Vedremo come questo può essere possibili in alcuni contesti, lavorando sulle condizioni al contorno che permettono alla resilienza di emergere come proprietà bottom-up di un gruppo di lavoro.


Matteo Carella (Vodafone)

Agile Coach with a strong background in complexity applied science. My work is spreading agile and lean culture, helping people with theory and practice, mentoring, facilitating and supporting them. I also coach teams, managers and executives (CTOs, CEOs) in order to help them grow strong in applying Agile methodologies to their work. My mission: helping organizations to create, share, use and manage knowledge, foster innovation and turn their way of working into a competitive advantage, doing all of this at a sustainable peace for their employees, through continuous improvement, and maximizing the value delivered for their customers.
Speaker at:
– Miad Trento (Trento, 2018)
– Agile For Innovation (Milan, 2018)
– Torino Agile Conference (Turin, 2018)
– Scrum Gathering Tokyo (Tokyo, 2018)
– Agile Italian Days (Urbino, 2017)
– Agile Business Day (Venice, 2017)
– Agile O’ Day (Naples, 2017)


Agile Happiness

Che relazione esiste tra felicità e metodi agili? Come suscitare la motivazione nei nostri team?
Cercheremo di individuare le tecniche di ingegneria sociale insite in XP e Scrum che fanno leva sul benessere delle persone.


Franco Lombardo (Molteni Informatica s.r.l.)

Sono uno sviluppatore software da oltre 25 anni, con interessi che vanno dal mondo Blockchain all’intelligenza artificale. Mi occupo di metodologie agili sin dalla loro apparizione in Italia e cerco di migliorare continuamente il mio modo di lavorare, sia da un punto di vista tecnico che di gestione del processo.


Innovare trasformando la presentazione dei dati: storytelling e data-storytelling

Lo storytelling è un espediente comunicativo potente per rappresentare più intensamente l’essenza di ciò che vogliamo descrivere o spiegare: un brand, un progetto, un obiettivo. Ma nella nostra quotidianità lavorativa lo usiamo soprattutto per rappresentare l’enorme mole di dati disponibili: con il data-storytelling i numeri escono da tabelle e database, prendono vita e raccontano le informazioni nascoste. L’obiettivo è evolvere le possibilità degli strumenti di presentazione classici per dare voce alle informazioni attraverso storie visive in grado di catturare il pubblico. C’è una storia in ogni dato, bisogna solo imparare a raccontarla per superare la frustrazione causata dall’ennesimo grafico inefficace o la confusione generata dalle torte 3D


Cinzia De Monte (Tim)

Oggi so osservare situazioni e persone, il non detto e il non visibile, e so raccontarlo in maniera ironica o serissima, a seconda del mio interlocutore e del contesto. Macino le migliaia di informazioni su internet relative ad un argomento per strizzarne il succo e spiegarlo a chi non ha tempo di approfondire


Riscoprirsi Scrum Master

Come ho affrontato l’esperienza di diventare Scrum Master confrontandomi con un impegno del tutto nuovo, in un contesto internazionale che vede Napoli parte integrante di un’attività internazionale in continua evoluzione


Mariano Severino (Relatech)

Da ingegnere Civile mi sono catapultato nel mondo dell’informatica con tenacia e passione.
Grazie a Relatech ho iniziato a lavorare come tester in un progetto in continua evoluzione tecnologica e crescita internazionale, in modo da offrire al cliente un prodotto di qualità e longevo.
Oggi, l’azienda, in maniere lungimirante, ha deciso di lavorare in maniera Agile.
Attraverso il mio lavoro e un processo di formazione continua sono diventato Scrum Master.
La mia volontà è quella di continuare a crescere nell’ambito tecnico, e soprattutto nella gestione del team e del lavoro con l’applicazione di tutte le metodologie Agili.


Scrum sometime

Spesso si presenta l’occasione per cambiare il modo di fare in contesti tradizionali ma sufficientemente maturi per accettare il cambiamento. Basta saper riconoscere l’opportunità e agire con coraggio.
Quello che si crea è un approccio virtuoso al lavoro al quale tutti gli stakeholder difficilmente poi rinunciano.
Questa è la testimonianza di come le pratiche agili sono state introdotte in un progetto tradizionale in TIM, di come siano state disciplinate con Scrum e poi ripetute su altre attività.


Giovanni Taffon (Aubay Italia)

Mi chiamo Giovanni Taffon e mi occupo di progettazione e realizzazione di piattaforme software da quasi 20 anni.
Ho lavorato in software-house e come consulente IT presso Finsiel, Pubblica Amministrazione, Wind e TIM.
Nei team di sviluppo sono technical coach e scrum master.
Sono certificato PMI-ACP dal 2016..


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Ambiente di Continuous Delivery che gira in container docker, produce container docker sfruttando altri container docker, testa container docker usando altri container docker e rilascia container docker in container docker.
Questo è un racconto di come abbiamo imparato a usare i container e sfruttato le loro caratteristiche per creare le nostre build pipeline e l’infrastruttura stessa di build e test. Sarà un viaggio tra le sfide affrontate e illustrerò le pratiche, buone e cattive, che abbiamo adottato. Da (le ceneri di) un build server confusionario, poco flessibile e con capacità limitate abbiamo realizzato un sistema ordinato, flessibile e scalabile… tutto questo sfruttando docker fino all’eccesso (e oltre)!
Il sentiero che stiamo percorrendo è lungo e a tratti impervio e noi abbiamo ancora parecchia strada da percorrere, ma gli sforzi fatti ci hanno ripagato con grandi soddisfazioni e vale la pena condividere questa esperienza!


Giovanni Bombelli (Intrè srl)

Dal 2010 sviluppo software ispirato dai principi del Manifesto Agile e praticando Pair Programming, Refactoring, Simple Design e le metodologie DevOps. Mi occupo dello sviluppo e della manutenzione di una suite di applicazioni web, che fanno parte di un ecosistema più vasto, i cui componenti sono fortemente interconnessi e che hanno una lunga storia alle spalle. Gli sviluppi principali sono nuove funzionalità e integrazioni con sistemi esterni di ultima generazione… La sfida che affronto tutti i giorni è evolvere il sistema per essere pronto alle sfide di domani, ma senza sconvolgere l’architettura dell’intero ecosistema!


AGILE BUSINESS ANALYSIS

Negli ultimi anni, i framework Agile stanno andando incontro ad una significativa evoluzione, superando il focus di mero ed esclusivo sviluppo del software, per spostarsi verso qualsiasi area di Business in cui i cambiamenti avvengono entro un tempo abbastanza breve. Essere “agili” nel proprio business significa, al giorno d’oggi, applicare un insieme comune di valori e competenze sottostanti, senza le quali perdono di efficacia anche le conoscenze tecniche. Queste caratteristiche umane e relazionali sono meglio conosciute come “agile mindset”.
Elementi chiave di qualsiasi approccio mentale agile sono l’analisi (nel senso di scoperta del nuovo), la capacità di adattamento e di rapido apprendimento. Concentrandosi sulla massimizzazione del valore per il business, la Business Analysis Agile è il migliore strumento per lo sviluppo di qualsiasi tipo di cambiamento in azienda.

Ingredienti principali della formula “Agile BA” sono i “Planning Horizons” e la scelta delle giuste tecniche, cosi come presentate dalla nuova release dell’Agile Extension alla BABOK® Guide. Tali strumenti consentono di gestire, al giusto livello di granularità, effort e tempo di risposta, scenari di business in rapida evoluzione.


IIBA Italy Chapter: Anna Acanfora Izzo, Giuseppe Di Iorio, Stefania Liguori, Chiara Pezzella

Siamo un team di professionisti con un’esperienza lavorativa nel settore IT di oltre 20 anni e con un background che ci ha visti impegnati su una varietà di progetti (PA, Assicurazioni, Finanza, Banche) sia nazionali che internazionali.
Legati da un passato comune al servizio di multinazionali come EDS e HPE che ci ha dato l’opportunità di conoscere la Business Analysis approfondendone i contenuti fino al conseguimento della certificazione internazionale CBAP® (Certified Business Analysis Professional™), lavoriamo oggi in MATICMIND SPA, una società italiana di oltre 600 dipendenti ed uno dei principali IT System Integrator di soluzioni e servizi informatici a livello nazionale.
Oltre all’impegno su differenti progetti nel nostro contesto aziendale, siamo Volontari attivi dell’ IIBA® Italy Chapter, Capitolo italiano dell’International Institute of Business Analysis (IIBA®) e punto di riferimento per tutti gli interessati alle tematiche della Business Analysis e per lo sviluppo della professione del Business Analyst in Italia.
Da oltre un anno abbiamo costituito un TEAM AGILE di Volontari dell’Associazione, promuoviamo e diffondiamo la disciplina della Business Analysis sul nostro territorio e, con SPRINT mensili, organizziamo laboratori serali in cui approfondiamo i temi principali della pura Business Analysis, dell’AGILE e dell’INNOVATION. Lo scorso anno abbiamo partecipato all’Agile O’Day presso la Facoltà di Ingegneria a Napoli, al TechnologyBiz presso la Mostra D’Oltremare di Napoli e nel mese di Dicembre abbiamo organizzato il BANG (Business Analysis Naples Growth), una conferenza dal titolo “Business Analysis: a driver for Innovation & Start-up” con la quale è stata ufficializzata la costituzione dell’IIBA Naples Branch nell’ottica di fornire un’identità territoriale all’IIBA Italy Chapter a Napoli ed in tutto il Sud Italia.
Perfettamente allineati al manifesto Agile, TRASPARENZA, ISPEZIONE e ADATTAMENTO sono alla radice del lavoro del nostro team e, accompagnati da una grande forza di volontà ed uno spiccato spirito collaborativo che ci supportano nell’impegno costante e TIME-BOXED, siamo la prova che un approccio AGILE permette di ottenere risultati vincenti anche in un contesto di volontariato!


Un’architettura software “Agile”: i microservizi.

Così come un approccio “agile” riduce un collo di bottiglia ingegneristico, un approccio basato su “microservizi” riduce un collo di bottiglia architetturale.
La prima considerazione legata al movimento dei “microservices” è che si è sviluppato in un modo empirico. L’architettura basata sui microservizi è emersa da un insieme comune di modelli evidenti in aziende come Amazon, Netflix, SoundCloud e Gilt. Le applicazioni di queste società erano monolitiche e si sono evolute nel tempo in servizi decomposti che comunicavano tramite API RESTful e altri protocolli di messaggistica basati su rete.
Tuttavia, i punti in comune non erano limitati ai modelli architettonici. Queste aziende condividevano anche un approccio comune allo sviluppo del software, disponevano di strutture organizzative e pratiche culturali simili e condividevano un’affinità per l’infrastruttura e l’automazione basate su cloud. Molte aziende che basano la loro infrastruttura IT su microservizi hanno seguito una progressione simile guidata dal desiderio di velocità di sviluppo e scalabilità.
Proprio come l’architettura dei microservizi viene spesso definita in contrasto con l’architettura monolitica, l’approccio agile ha cercato di rimuovere il sovraccarico ed il rischio di sviluppo di software su larga scala, utilizzando minori incrementi di lavoro, iterazioni frequenti e prototipazione come mezzo di collaborazione con gli utenti.
La diffusione di metodi agili ha portato alla divulgazione dell’integrazione continua (CI) nell’industria del software. CI ha cercato di combinare componenti software il prima possibile nel ciclo di vita al fine di minimizzare l’impatto dei problemi di integrazione del codice.
Per affrontare la necessità di rilasci di software più frequenti, la pratica del delivery continuo (CD) ha iniziato a guadagnare terreno nel 2006, prendendo il concetto di CI interno e applicandolo alla vista esterna dei prodotti software. La virtualizzazione e il cloud computing hanno rimosso le barriere tecnologiche all’uso della CD e sono emersi nuovi strumenti per istituzionalizzare le pratiche dei CD.
Successivamente le organizzazioni hanno scoperto che combinare lo sviluppo e le responsabilità operative nello stesso team consentiva un processo di delivery altamente efficace. Con l’aumentare della collaborazione tra dev e op, gli sviluppatori hanno progettato soluzioni che includevano una prospettiva operativa fin dall’inizio, e le persone che lavoravano hanno utilizzato un approccio ingegneristico per affrontare problemi che erano stati precedentemente trattati in modo procedurale. Un maggiore uso dell’automazione nelle attività quotidiane ha portato ad una maggiore stabilità e resilienza del sistema.
Le organizzazioni che hanno seguito questa “progressione agile” – dall’indirizzamento dello sviluppo del software all’implementazione di una struttura organizzativa, spesso fornivano le loro soluzioni software in un unico stack di applicazioni. Con l’aumentare della complessità e delle dimensioni delle loro attività, hanno scoperto che questa architettura non solo è diventata un ostacolo alla consegna di nuove funzionalità, ma ha causato problemi di stabilità dovuti alla fragilità ed alla mancanza di scalabilità. Parallelamente, diverse aziende – come SoundCloud – hanno scoperto che scomporre le loro applicazioni monolitiche in servizi discreti e orientati al business era più adatto alla loro metodologia di consegna agile. Questa è la vera origine dell’architettura a microservizi. I microservizi sono la fase architettonica della progressione agile.


Paolo Vitiello (Tim)

Lavoro da anni in Tim e mi occupo di ingegneria del cloud. Il mio lavoro consiste nella progettazione e realizzazione di software cloud enabled. Spesso in azienda mi trovo di fronte a soluzioni monolitiche da integrare in un contesto nuovo e con dinamiche decisamente diverse rispetto a quelle in cui sono nate. Da questa esperienza nasce l’esigenza di applicare tecnologie e metodologie che derivano dal movimento “agile”.


The Heart of Agile Coaching

C’è molta confusione su quali sono i compiti, le capacità e il ruolo di un Agile coach. Questo si traduce in aspettative che possono non venire soddisfatte sia dal lato del cliente, che dell’organizzazione, che del coach stesso. Queste aspettative non soddisfatte, a loro volta, possono creare insoddisfazione e sfiducia nel corso di una evoluzione Agile, con grandi perdite di opportunità e di energie.
In questa sessione interattiva vorrei esplorare meglio le dimensioni nelle quali opera un Agile coach e in che modo questo è diverso da altre attività che comprendono la formazione e l’affiancamento.
Il mio scopo è di portare maggiore chiarezza sul ruolo e importanza di questa figura, a beneficio sia di chi è un Agile coach, che di chi vuole diventarlo, che di chi lavora con un Agile coach o deve ingaggiarne uno.


Andrea Provaglio (Agile Enterprise and Executive Coach)

Da oltre dieci anni lavoro a contatto diretto con proprietari, dirigenti, manager e team, anche in realtà multinazionali, per accompagnare processi di trasformazione Agile a livello organizzativo, tecnico e culturale all’interno delle aziende, così da permettere loro di fare business in modo più efficace nel 21mo secolo.
Conosco molto bene le sfide che si affrontano in questi casi, così come so che non esistono soluzioni universali. Per questo il mio lavoro di coach consiste nell’agevolare l’identificazione di soluzioni specifiche al contesto e, per fare questo, oltre alla mia esperienza ho una formazione in diversi approcci di coaching individuale e di gruppo.

In oltre 25 anni di esperienza professionale sia tecnologica/IT che Agile ho lavorato con clienti in tre diversi continenti (tra cui quattro anni negli USA con un visto di lavoro per “abilità straordinarie nelle scienze”) e con organizzazioni che vanno dalle Nazioni Unite fino ad aziende piccole e dinamiche.
Come parte delle mie regolari attività, mi piace condividere quello che apprendo partecipando come speaker alle principali conferenze internazionali del settore.
Per maggiori informazioni:
* http://andreaprovaglio.com
* http://linkedin.com/in/provaglio


Toyota Kata: raggiungere i miglioramenti lungo percorsi imprevedibili (Workshop)

In questo workshop i partecipanti costruiranno piccoli modelli Lego® StarWars® lavorando in team, utilizzando un approccio sperimentale e scientifico per migliorare il processo di costruzione dei modellini. Dapprima si verificherà lo standard di partenza concordando insieme un obiettivo sfidante da raggiungere. Poi i team faranno delle ipotesi di lavoro sulle quali eseguiranno degli esperimenti per validarle o meno. La strada verso il miglioramento non è mai una linea retta!
Basato sulle attività descritte in “Kata to Grow” e “Toyota Kata” di Mike Rother, questo workshop suggerisce un modo di pensare (e di fare le cose) che può essere utile per creare in azienda una mentalità orientata agli esperimenti e che si dimostra particolarmente efficace quando si devono gestire cambiamenti organizzativi e programmi di trasformazione.


Massimo Sarti (Agile Reloaded)

Massimo Sarti lavora come trainer e coach all’interno di grandi aziende che stanno affrontando la trasformazione agile. È organizzatore del gruppo di meetup romano Agile Talks che si propone di diffondere gratuitamente la conoscenza delle pratiche lean e agili, spesso utilizzando workshop o laboratori esperenziali per facilitare l’apprendimento.


Serious Gaming: Esperienze Agili per imparare divertendosi

Sei uno Scrum Master, uno sviluppatore, uno studente o semplicemente interessato a scoprire spunti Agili da applicare nella tua quotidianità lavorativa e non solo? Vuoi qualche nuova idea da proporre al tuo team per approfondire i concetti Agili?
Bene, questo workshop fa per te!
Grazie all’esperienza di un anno di lavoro, gli Scrum Master del Software Centre di Sky Italia ti guideranno in un percorso agile dove potrai cimentarti in attività che promuovono l’importanza dell’ascolto, dell’(auto)organizzazione e della creatività.


Ilaria Favelli (Sky Italia)

Siamo un gruppo di Scrum Master del Software Centre di Sky Italia, 7 ‘ragazzi’ di varie estrazioni e background che si sono ritrovati uniti dalla passione per il proprio lavoro.
La maggior parte di noi viene dal mondo dello sviluppo software, qualcuno dal project management, qualcuno da mondi ancora diversi.
Ed e’ proprio in questa eterogeneita’ di vita e di esperienze che sta la nostra forza e la nostra voglia di confrontarci tutti i giorni con una realta’ mutevole e variegata come quella dei nostri team.
Come Software Centre stiamo muovendo i nostri primi passi anche all’esterno di Sky, per condividere il nostro percorso, confrontarci con altre realta’, imparare e continure a crescere.